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Dal punto di vista linguistico, “mimosa” viene dal termine latino “Mimèsi”, col quale si intendeva la modificazione delle espressioni facciali degli attori, dei “mimi”, durante le rappresentazioni teatrali. E questo ben si confà alla vasta gamma di emozioni e di espressioni delle donne, che non si vergognano di mostrare i propri sentimenti.
E non è finita: in spagnolo “mimar” vuol dire “accarezzare”, altro splendido riferimento alla sensibilità della donna.
La scelta della mimosa come simbolo del giorno della Donna è quindi perfetta sotto tutti i punti di vista. O meglio: lo sarebbe, se il giallo della mimosa non nascondesse un vero e proprio giallo: il fiore che l’otto marzo tappezza le nostre città e le nostre case in realtà non è una mimosa.
E’ un’acacia.
Mimosa ed acacia appartengono alla stessa famiglia: la Famiglia delle Fabacee, quella delle fave e dei piselli, per capirci (sono vietate le battutacce). Appartengono però a generi diversi: la loro aria “di famiglia”, per così dire, ha fatto in modo che potesse generarsi un equivoco di questo genere.
Un po’ come prendere un appuntamento al telefono con una ragazza, e poi accorgersi che quella che si è presentata è sua sorella.
La vera mimosa: la specie botanicamente designata con questo nome ha dei fiori violacei, ed è detta anche “mimosa pudica”, perché basta toccarla delicatamente, e la si vedrà ritrarsi. Troppa delicatezza, in effetti, perché possa rappresentare il giorno in cui la Donna mette in campo le proprie rivendicazioni, per contare di più nella società.
Quella che chiamiamo (e continueremo a chiamare) mimosa è invece – lo ripetiamo- un’acacia. Per la precisione, è l’”acacia dealbata”: come dire, “acacia non bianca.”
La parola “acacia” viene dal greco “a-cachìa”: senza negatività, senza macchia: quindi, candore. Molte specie di acacia hanno infatti dei fiori bianchi.
Ma l’”acacia dealbata” è gialla, non bianca: il nome della pianta diventa così “candore non bianco”. Un ossimoro che sintetizza splendidamente la condizione della donna, che non può essere imprigionata nel ruolo della Madonna, della Virtù a tutti i costi.
Secondo un’altra etimologia, “acacia” proviene dal greco “akòs”, acuminato, che allude alle spine che molti tipi di acacie possiedono. L’acacia dealbata (che noi chiamiamo mimosa) le spine non ce le ha: ma le spine sono comunque una caratteristica di famiglia.
Perciò, è facile che vengano fuori quando meno ce l’aspettiamo.
